mercoledì 18 luglio 2007

Alcamo: Ritorna il racket delle estorsioni

Parliamo ovviamente del ritorno visibile del fenomeno che purtroppo non è mai morto e nemmeno indebolito. I protagonisti questa volta sono i Magazzini Gea, una realtà economica di Alcamo con un bilancio di 18 milioni di euro (2006) e centinaia di dipendenti in 3 province. Ovviamente questa grossa realtà deve fare i conti con un'altra realtà ben più grossa e pericolosa: il racket per le estorsioni. Negli ultimi mesi di apparente calma non avevamo più assistito alle classiche 2 fasi dell' avvertimento e del danneggiamento. Almeno non in modo così plateale come un bidone pieno di benzina lasciato davanti alla Gea di Gammara. In giro ho sentito già i classici discorsetti con le solite frasi: "Bisogna solo pagare. Ma che devi fare?" ,"Non ti mettere contro chi spezza le gambe" ," La famiglia, li picciriddi.." ecc. Mi sono tormate così in mente tante scene degli ultimi anni. Ad esempio la triste vicenda di una torrefazione vittima del pizzo con il suicidio del titolare, la successiva fiaccolata degli alcamesi per le vie della città per dire no alla mafia, la nascita dell'anti racket ad Alcamo, le piccole e tante intimidazioni che hanno subito molti esercizi commerciali del centro camuffati a volte da atti vandalici di cui non si sa mai nulla...
Che devono fare i commercianti? Tutti rispondiamo sempre: "Denunciare !".
I punti critici su cui si discute da decenni però sono sempre gli stessi e anche se si sono fatti passi avanti perchè andare in guerra senza armatura? Ad esempio:
- Colui che denunci sarà di nuovo libero fra qualche anno con indulti, patteggiamenti o leggine varie
- Se ti bruciano la macchina o il locale puoi non avere più alcuna possibilità di lavoro nella tua terra e finire sul lastrico o nessuno ti offrirà lavoro perché non vuole avere guai.
- La "fortissima" associazione alcamese anti racket che garanzie offre? Chi è iscritto? Come ti aiuta? Cosa fa? Funziona? Boooo...
- Un piano di protezione dura solo pochissimi anni. E dopo, si torna ad Alcamo?
Ovviamente si può continuare ancora molto elencando tristi effetti negativi del no al pizzo. Questi rischi sono ben più gravi dell'essere definito eroe che denucia la mafia, o uomo onesto e coraggioso. Nessun padre di famiglia vuole mettere a rischio la vita dei figli, i sacrifici economici di una vita per avere magari intitolata una strada dopo che lo ammazzano.
Siamo tutti bravi a dire "no alla mafia" ma quando si tratta di te stesso alla dialettica si sostituisce una frase sola: "Mi conviene? ". Da anni ripetiamo così la solita storia. Servono leggi adeguate, enti e associazioni di aiuto e supporto veramente efficaci, una maggiore presenza delle forze dell'ordine e dello Stato sul territorio, possibilità concrete e tutela a lungo termine per chi denucia, vicinanza della gente, unità contro il fenomeno... Poi serve una mentalità che non abbiamo e che di sicuro non avremo mai se restano tali condizioni.
Così visto che le domande sono tante e le risposte sono poche, tutti pagano.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Hai perfettamente ragione! "Si mutino prima in Sicilia le condizioni sociali, si sostituisca la forza della Legge alla forza privata, ed allora solamente si avrà il diritto di chiedere ai Siciliani di contribuire all'ordine pubblico, e di chiamarli immorali se non lo fanno", ho letto da qualche parte.
Quello che è davvero sconfortante - e credo sia un sentimento diffuso-è che chi "assumiamo" (con pochissima responsabilità, devo dire) e che ha l'incarico di tutelarci, spesso c'ha le mani in pasta in una realtà dove tutto questo è diventato "normale".